Buccheri


Al centro di vasti boschi di pini, castagni, pioppi, noccioli, querce e sugheri, Buccheri (820 m.s.l.m.), è il più alto comune della provincia di Siracusa. A Buccheri respiriamo un’atmosfera prettamente iblea. D’inverno le frequenti nevicate conferiscono al paesaggio un aspetto di alta montagna, mentre l’estate è mite.
Collocata lungo le pendici del monte Lauro, la cittadina vide insediarsi sul suo territorio Siculi, Romani, Bizantini e Arabi. Furono questi ultimi a colonizzare il territorio, cingendolo di una muraglia e insediandosi attorno ad esso. Di questo castello del XIII secolo, possiamo vedere oggi alcuni importanti ruderi come la torre meridionale, la cinta muraria e la torre centrale.
Buccheri fu distrutta dal terremoto del 1693. Il disastro fu occasione per ricostruire chiese, conventi e palazzi nello stesso sito e diede la spinta alle maestranze locali a procedere ad una revisione del tessuto urbano.
Iniziamo il nostro itinerario percorrendo via Umberto I (l’asse principale del paese), raggiunta Piazza Matrice, incontriamo la Chiesa Madre. L’edificio, la cui facciata è rimasta incompleta, conserva un bel crocifisso ligneo del XVII secolo e una tela dello stesso secolo che rappresenta San Michele.
La via Umberto I termina nella piazza centrale di Buccheri, piazza Roma, il principale luogo d’incontro degli abitanti del paese. Qui ammiriamo anche una fontana realizzata in pietra lavica (l’intaglio di queste pietre è una delle tradizionali attività artigianali cittadine). Sempre nella piazza, ci spostiamo verso l’imbocco di via Umberto I, dove possiamo vedere una ben conservata neviera.
Continuiamo imboccando corso Vittorio Emanuele, sul lato destro vediamo affacciarsi la settecentesca chiesa di Santa Maria Maddalena, la cui facciata, nel primo ordine, è opera dell’architetto locale Michelangelo Di Giacomo. La chiesa custodisce all’interno una Maddalena del 1508, scolpita da Antonello Gagini.
Proseguendo il corso, arriviamo in Piazza Toselli dove inizia una lunga scalinata alla cui sommità si trova la chiesa di Sant’Antonio Abate. La chiesa domina con la sua altissima facciata e caratterizza fortemente l’immagine complessiva del paese. L’interno della chiesa, a tre navate, ricco di stucchi, custodisce due tele settecentesche di Guglielmo Borremans. Attraverso un basso arco accediamo alle strette viuzze che ci portano al Castello, che con la sua mole dominava il paese. Dal Castello si domina un paesaggio di straordinaria suggestione: la piana di Catania, i boschi comunali, le pendici del monte Lauro, la cuspide degli Iblei.
Lasciando il centro abitato in direzione di Catania, troviamo uno dei più bei paesaggi di tutta la regione iblea. Lungo i declivi, tra vasti e ben curati oliveti, ci sono antiche masserie, case padronali, terrazze di muri a secco: un paesaggio rurale così ben conservato da avere pochi eguali in Italia. Tutto il territorio di Buccheri si presta a essere percorso a piedi: non mancano aree boschive che costituiscono ottimi itinerari ecologici (il bosco di Santa Maria è un’area attrezzata) che si alternano a zone più brulle, tradizionalmente adibite a pascolo, o ancora possiamo incontrare delle costruzioni in muratura secco che costituivano gli antichi rifugi dei pastori. Nei boschi di Buccheri possiamo raccogliere ottimi funghi, fra cui il boletus, le lepiote, i “lattari”.
La maggiore risorsa del paese è l’olivicoltura. Le tipiche olive nere di Buccheri e il buon olio si esportano oggi in tutta la Sicilia. Ottimi pure formaggi e ricotta, pinoli, castagne, salsiccia, salumi, dolci tipici. Dal monte Lauro possiamo seguire diversi itinerari ambientali lungo i corsi dei fiumi, che qui hanno origine: l’Irminio, l’Anapo e il S. Leonardo. Seguendo le foci dell’Anapo, dalla contrada Guffari, raggiungiamo il monte Casale, su cui giacciono i resti di una misteriosa città greca del VII sec. a.C., costruita sul pianoro del monte.

Fra le manifestazioni folcloristiche va ricordata senz’altro la sacra rappresentazione della morte e passione di Gesù Cristo, residuo dell’antico rito Passiu Santu, manifestazione che si conclude la Domenica di Pasqua con il rito della Ncrunata, in cui si rappresenta l’incontro di Cristo risorto e la Madonna.

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