Buscemi


Raro esempio di paese museo, Buscemi si presenta come un grande teatro naturale, che domina l’alta Valle dell’Anapo incastonato tra le antiche vestigia di Akrai, di Casmene e di Pantalica. Chi visita questa cittadina ha come l’impressione di guardare una fotografia, dove tutto sembra essersi fermato.
Le radici della città risalgono alla protostoria come testimonia un insediamento trogloditico, anche se le prime notizie si hanno dopo i domini arabo-bizantino e normanno. Dal 500 il borgo fu feudo della famiglia Requisenz che fece costruire un castello da cui possiamo ammirare un meraviglioso panorama sul territorio circostante.
Il castello, la cui struttura Araba originale è stata rimaneggiata dalle dinastie succedutasi, fu ricostruito dopo il terremoto del 1693 ed in seguito adibito a convento dei frati cappuccini.
Dopo il sisma Buscemi fu ricostruita seguendo lo stile canonico del barocco siciliano soprattutto nelle strutture religiose.
La città, consente di seguire un percorso che è, allo stesso tempo, d’interesse monumentale, paesaggistico e soprattutto etno-antropologico grazie alla realizzazione nel 1988 di un itinerario nel centro abitato, che gli ha conferito l’importante immagine di “paese-museo”. L’itinerario si articola in varie abitazioni trasformate in museo e si conclude con il Mulino ad acqua S.Lucia di Palazzolo Acreide.
Entrati in paese arriviamo in Piazza Roma, la piazza centrale sulla quale si erge la chiesa di San Sebastiano.
Anch’essa sacro subì innumerevoli danni dal terremoto del 1693, venne ricostruita nello stesso luogo, grazie alla confraternita di S. Sebastiano ma per cause sconosciute si ebbe un secondo crollo della facciata e i successivi lavori di ricostruzione ebbero tempi lunghissimi. La chiesa di stile prettamente barocco, porta nel secondo ordine triforo e timpanato la data del 1906.
L’itinerario etno-antropologico di Buscemi si insinua tra le minute vie del quartiere medioevale, le numerose chiese e i palazzi settecenteschi. I distinti ambienti, testimoniano le condizioni di vita e di lavoro in cui si trovavano le molteplici realtà sociali della “Civiltà contadina Iblea”.
Iniziamo la visita dalla casa “ro massaro”, la tipica abitazione del piccolo possidente della zona. La casa comprende quattro vani: l’ingresso, dove troviamo un canniccio (“u cannizzu”), alcuni attrezzi da lavoro e una collezione di collari per il bestiame; la cucina, che conserva una “tannura” (il focolare in pietra) e un piano in muratura sul quale si trovano poggiati i vecchi utensili da cucina; la stanza della tessitura dove possiamo vedere il ciclo di lavorazione della tessitura popolare; la camera da letto con la “naca” (una particolarissima culla molto diffusa nelle abitazioni contadine della Sicilia orientale, simile ad una amaca sospesa sul letto matrimoniale), gli abiti e il corredo. Uscendo dalla casa “ro massaro”, abbiamo di fronte la chiesa di Sant’Antonio di Padova la cui struttura originale risale al XVII secolo. Venne ricostruita dopo il terremoto nello stesso loco, ma la facciata del nuovo edificio manca totalmente del secondo ordine e rimase incompiuta. La facciata si distingue per un portale armonioso e sinusoidale, il secondo ordine è sostituito da una struttura che sostiene la cella campanaria. Negli interni troviamo le tipiche decorazioni barocche che originariamente erano totalmente ricoperte di oro zecchino e una pregevole “Addolorata” lignea del Quattrocchi.
Vicino la chiesa, troviamo il palmento (“u parmientu”): il luogo della pigiatura dell’uva risalente ai primi dell’Ottocento e trova al suo interno un raro torchio del I secolo a.C. e una mostra che illustra la storia della vite, il lavoro e le tecniche di trasformazione dell’uva, dal periodo greco ai nostri giorni.
L’itinerario continua con una visita alla bottega del fabbro (“putia ro firraru”) che forgiava gli attrezzi da lavoro dei contadini e fungeva anche da maniscalco ed esperto veterinario.
Raggiunto corso Vittorio Emanuele, oltre alla chiesa di San Sebastiano, incontriamo la chiesa di San Giacomo dalla facciata tardo barocca, chiusa al culto e adibita a usi culturali.
Edificata nel 1610 e distrutta dal terremoto del 1693, ha un’originale facciata convessa di ispirazione neoclassica, il secondo ordine dove trova posto un antico orologio è stato aggiunto o sostituito in un secondo momento. L’interno presenta un grande ambiente ovoidale e un’abside quadrata armonizzati da una serie di archi e finestre.
Sul corso si mostra anche la Chiesa Madre, la cui facciata a tre ordini si innalza sopra una spettacolare scalinata di pietra lavica che da movimento alla struttura. Le decorazioni barocche, le statue di fattura artigianale del secondo ordine e il materiale utilizzato per la costruzione dona a questo monumento delle caratteristiche di eccezionalità. L’interno, a tre navate, conserva una bella statua lignea del XVIII secolo del Quattrocchi e il corpo imbalsamato di San Pio, proveniente dalle catacombe di S. Callisto a Roma e offerto a Buscemi da Papa Benedetto XIV.
Dalla Chiesa Madre proseguiamo scendendo verso il quartiere più caratteristico di Buscemi, fatto di vicoli, cortili e piccole abitazioni. Di queste case contadine tradizionali, si può visitare la casa “ro iurnataru” (casa del bracciante). Il confronto con la casa “ro massaru”, rende subito esplicita la diversa condizione economica, sociale ed esistenziale che li contrapponeva.
Ritornando verso il centro giungiamo all’antico frantoio (“u trappitu”). Una struttura del Settecento nata dalla modifica di una preesistente chiesa rupestre bizantina dove il “mastru” insieme ad alcuni garzoni e ad una bestia da soma, spremeva le olive per la produzione dell’olio locale. Il frantoio conserva ancora un antico torchio di legno, una macina e gli attrezzi usati dai contadini nel ciclo annuale del loro lavoro.
Le ultime tappe del percorso ci fanno arrivare alla bottega del calzolaio (“a putia ra scarparu”) e a quella del concia brocche (“appuntapiatti”) dove possiamo vedere alcuni oggetti riparati dallo stesso.
Tornando verso Piazza Roma, in via del Carmine, troviamo la chiesa omonima. Annessa a un monastero custodisce un gruppo marmoreo (un’Annunciazione di scuola gaginesca del XVI secolo), un antico crocifisso rivestito d’argento e un’antica tela con l’effige della Madonna del Bosco.
Non lontano dal centro abitato, a circa 1 km, scopriamo il Santuario della Madonna del Bosco. Nella parete sinistra dell’edificio si conserva ancora un antico affresco della vergine col bambino del XVI secolo. La Madonna del bosco che qui si venera, è la patrona di Buscemi e viene festeggiata l’ultima domenica d’Agosto. Le celebrazioni estive sono molto sentite dai cittadini che organizzano ogni anno solenni festeggiamenti.
Dal cimitero del paese, proseguendo a piedi per 4 chilometri raggiungiamo la chiesa rupestre di San Pietro. Scavato in un dosso roccioso, la chiesa, risalente al V secolo, è uno dei monumenti bizantini di Primo ordine ancora conservati in Sicilia Orientale.

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