Riserva naturale del Ciane


Parte integrante dal 1984 della Riserva naturale orientata condivisa con l’ampia zona delle Saline, il Ciane nasce dalle sorgenti Pisima e Pismotta, che formano subito un profondo laghetto circolare. Si tratta di uno dei luoghi di culto più antichi della Sicilia (collegato quasi sicuramente all’Olympeion poco distante) ed è legato al mito di Persefone. La ninfa Ciane, infatti, fu tramutata in fiume per avere tentato di impedire il rapimento della dea da parte di Ade.

Il Ciane è percorribile con barche a remi che risalgono la corrente del fiume partendo dalla sua foce sul Porto grande, condivisa con quella dell’Anapo e del canale Mammaiabica. Lungo le rive del Ciane crescono rigogliosi i papiri (Ciperus Papyrus), importati probabilmente in Sicilia dagli arabi, come gli agrumi, anche se alcuni studiosi fanno risalire l’arrivo del papiro a Siracusa al III secolo a.C., direttamente dall’Egitto.

Pantalica e Valle dell’Anapo


Una vera e propria fortezza naturale, difesa dalle profonde gole delle valle dell’Anapo e dal Calcinara, unita all’altopiano da uno stretto istimo, tagliato da un profondo fossato. Pantalica fu rifugio antichissimo delle popolazioni autoctone che lì cercarono rifugio, tra il XIII e l’VIII secolo avanti Cristo, dalle minacciose invasioni di popolazioni italiche che arrivavano sulla costa. Una città che divenne fiorente, e della quale oggi resta soltanto il grande basamento dell’Anakroton, il palazzo del principe. Abbandonato nel periodo greco, il sito di Pantalica tornò ad essere abitato in epoca bizantina sino alla dominazione araba, che in zona portò alla fondazione di Cassaro, Buscemi e Buccheri.
L’importanza storica, archeologica ed anche naturalistica di Pantalica è data dalle oltre cinquemila tombe a grotticella risalenti a periodi diversi, scavate nelle pareti a picco della valle, che si estende su un territorio di circa 80 ettari. Fu l’archeologo Paolo Orsi a dare una collocazione temporale alla grande città dei morti di Pantalica. Due necropoli, Nord e Nord Ovest sono quelle più antiche, e risalgono al XIII-X secolo a.C.; tre, quella Sud, quella di Filiporto e Cavetta, risalgono invece al IX-VIII secolo a.C.. A nove chilometri da Ferla, percorrendo un costone roccioso, si arriva alla necropoli di Filiporto. Inoltrandosi nel sito si raggiungono i resti di un villaggio bizantino e l’oratorio di San Micidiario sino ad arrivare al fondovalle dove scorre l’Anapo. Risalendo la valle si incontra l’oratorio di San Nicolicchio e si arriva all’Anakroton, l’unico vestigio rimasto dell’antica città di Pantalica. L’altro versante dell’area archeologica con le necropoli Nord e la necropoli Cavetta, si raggiunge da Sortino.

L’importanza storica, archeologica ed anche naturalistica di Pantalica è data dalle oltre cinquemila tombe a grotticella risalenti a periodi diversi, scavate nelle pareti a picco della valle, che si estende su un territorio di circa 80 ettari. Fu l’archeologo Paolo Orsi a dare una collocazione temporale alla grande città dei morti di Pantalica. Due necropoli, Nord e Nord Ovest sono quelle più antiche, e risalgono al XIII-X secolo a.C.; tre, quella Sud, quella di Filiporto e Cavetta, risalgono invece al IX-VIII secolo a.C.. A nove chilometri da Ferla, percorrendo un costone roccioso, si arriva alla necropoli di Filiporto. Inoltrandosi nel sito si raggiungono i resti di un villaggio bizantino e l’oratorio di San Micidiario sino ad arrivare al fondovalle dove scorre l’Anapo. Risalendo la valle si incontra l’oratorio di San Nicolicchio e si arriva all’Anakroton, l’unico vestigio rimasto dell’antica città di Pantalica. L’altro versante dell’area archeologica con le necropoli Nord e la necropoli Cavetta, si raggiunge da Sortino.

Testi Archivio APT-Siracusa